lunedì 11 agosto 2008

Fare senza

Ogni mattina cerco la memoria di ciò che avrei voluto essere nella tasca interna della borsa, come se fosse la chiave di casa, per chiudere la porta una volta per sempre. Ma non la trovo.
Regina del deserto io (altro che nomadismo...), ho comiciato ad abitare stanze di spiriti in castelli erosi dalla sabbia quando tu ancora appendevi poster sulle pareti della tua cameretta.
E le abito perché il dolore, anche quando è degli altri, fa paura. Io ti ho fatto paura.
Ma non importa, faccio senza casa.

E non faccio rumore, perché sono brava, lo sono sempre stata. Non do fastidio, piango quasi senza lacrime e indosso una maschera perfetta, dura, immutabile, poi scendo per strada e giro. Di ogni via seguo il percorso, imparo il movimento, e in ogni via sento le voci che l’hanno riempita nei secoli, vedo la storia che non mi hai concesso. A volte, lo confesso, ti immagino al mio fianco.
Ma non importa. Faccio senza ricordi.

Esco con la luce e torno col buio: così più veloce passa il tempo. E tu che ne hai fatto del mio tempo? Ci pensi? Ti ricordi ancora il colore dei miei occhi o l’hai perso come i palloncini che ci scivolavano via dalle mani quando eravamo bambini... li guardavamo con il naso all'insù per 2 minuti e poi pensavamo di farcene comprare subito un altro... Così fai tu? Te lo immagini, ogni tanto, questo mio tempo senza di te? Li segni, questi giorni, con tacche di gesso sulla lavagna che ti porti legata al collo, visto che non hai memoria?
Ma non importa. Faccio senza giorni.

Me lo sento scorrere tra mento e collo, questo tempo, e a volte mi strozza, così bevo il rimpianto come fosse acqua, per deglutire te, una volta per sempre. Perchè il mio tempo diviso con te esiste solo nella testa di una vecchia bambina testarda; per questo devo buttarti giù: perché sei un simulacro, sei una minaccia. E io ho scoperto tardi di essere fragile: troppi uomini neri hanno già popolato le mie notti.
Ma non importa. Faccio senza sonno.

Intanto Natale sta arrivando. E il mio albero non avrà candele. Vorrei spogliarmi di te e dormire senza fantasmi nel letto, perché ho bisogno di riposare e invece, quando accosto la porta, quando spengo la luce, quando chiudo gli occhi, le paure mi invadono come un manipolo di mercenari invade un Paese inerme: per soldi. E li hai pagati tu, gli invasori.
Ma non importa. Faccio senza difese.

Però continuo a combattere, anche se perdo battaglie. Perché Natale passerà anche quest'anno. Metterò via l’albero spoglio e, alla fine, toglierò il cappotto per scaldarmi le ossa al sole. Perciò, ricorda di metterti la sciarpa al collo: se ti ammali, non ti curerò, perché sto cercando di dimenticarti.
Ma non importa. Farai senza di me.

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