venerdì 24 ottobre 2008

Cavoli, la verza!

Fino a non molto tempo fa, le vedevo soltanto sui banchetti dei fruttivendoli e certo, tra molte verdure, non è che spiccassero particolarmente per bellezza o colore. Però, più recentemente, alcune varietà di cavolo verza, fanno bella mostra di sé anche nelle vetrine dei fioristi, dove, in dimensioni ridotte e con venature cromatiche differenti, si sono trasformate in bellissimi cavoli ornamentali. Un bel passo in avanti per una verdura considerata da sempre povera, adatta perlopiù alle minestre e, diciamocelo francamente, anche abbastanza sgradevole per via dell'odore che sprigiona in cottura! (Ma la spiacevolezza è facilmente evitabile mettendo nell'acqua un pezzo di pane o qualche cucchiaio di aceto...)
Il cavolo verza, in ogni modo, ha notevoli proprietà benefiche (apporta sali minerali, vitamine e acido folico, è depurativo, rinfrescante e diuretico) e, personalmente, lo trovo buonissimo, pur avendo avuto anch'io un passato di bambina che storceva il naso, e poi se lo tappava, davanti a tutti gli esemplari della famiglia dei cavoli.

La verza ha un sapore dolce e delicato che si sposa benissimo con un sacco di alimenti. A casa mia veniva tagliata a listerelle e messa a bollire in acqua salata dove, dopo 10 minuti, veniva aggiunta o della pasta corta mista o del riso. A parte si preparava il classico soffritto di olio aglio e peperoncino e, a fine cottura, questo veniva incorporato sfrigolante nella minestra che, a seconda dei gusti, poteva essere servita più o meno brodosa (io ero, e sono ancora, per la minestra brodosa).
Un altro piatto tipico che facevano e fanno le mie donne calabre erano i valigini di verza con carne di maiale: un bel boccone di polpetta di carne di maiale avvolto – appunto – nelle foglie di verza sbollentate e cotto al forno con del buon sugo di pomodoro. Io li ADORO, vuoi perché ho una vera e propria passione per la carne di maiale, vuoi perché l'insieme è estremamente armonico, vuoi ancora perché è uno di quei piatti che diventa più buono col passare del tempo (e, infatti, dalle mie parti se ne fanno quantità in grado di sfamare... no, un esercito no, ma un plotone sì, tutto. E così si mangiano per almeno 3-4 giorni).

Ora, essendo scattata ufficialmente l'ora X della verza e avendone comprato un degno esemplare, ho voluto tentare una terza via, che non fosse "pasta" e che non fosse "carne", giusto per testare la grande versatilità di questa verdura. Lo sformato è stremamente semplice e, come spesso faccio io, costituisce una base di gusto da implementare, arricchire a vostro piacimento. A me, piace così, tiepido o freddo magari con del buon prosciutto crudo dolce d'accompagnamento.

Sformatino di verza e patate



(per 2-3 persone)
mezza verza
2 patate
1 cipolla rossa
1 manciata di capperi sotto sale
80 g di parmigiano grattugiato
80 g di pecorino fresco
40 g di pangrattato
1 peperoncino rosso
2 uova

Mondate la verza e tagliatela a striscioline, quindi lessatela in acqua bollente salata. A parte, pelate le patate e sbucciate la cipolla, tagliate il tutto a pezzi piuttosto grossi e lessate pure queste verdure, insieme nella stessa acqua.

Schiacciate con la forchetta piuttosto grossolanamente le patate con le cipolle, frullate la verza con un filo d'olio. Riunite le verdure cotte in una ciotola e mescolatele aggiungendo il parmigiano, il pecorino a cubetti, i capperi e il peperoncino sminuzzato. Aggiungete un cucchiaio di pangrattato e, per ultime, le uova sgusciate. Amalgamate in modo da rendere omogeneo il tutto.

Versate il conposto in uno stampo da plumcake imburrato e spolverizzato con l'altro cucchiaio di pangrattato. Cuocete a 180 °C per 35 minuti, poi lasciate intiepidire nel forno e servite a fette.

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