venerdì 17 ottobre 2008

Venerdì, pesce.

Un classico. Tra cattolici e non, ormai la consuetudine di mangiare pesce il venerdì è consolidatissima. Consuetudine ho detto perché in realtà non ha alcun fondamento scritturale (ogni tanto mi ricordo di avere nel cassetto una laurea in storia del Cristianesimo...): semplicemente la comunità ecclesiastica impose l'astinenza dal consumo delle carni come norma salutistica per i membri più ricchi della comunità stessa (ho qualche dubbio su papi e prelati...) che mangiavano grandi quantità di carne e, per questo, spesso s'ammalavano di gotta. Almeno una volta alla settimana si doveva evitare perciò la carne e mangiare pesce. La scelta del giorno, poi, ricadde sul venerdì perché legato alla morte di Cristo; col tempo, e col livellamento sociale, la norma si estese all'intera comunità ma divenne obbligatoria solo per due giornate all'anno: il Mercoledì delle Ceneri (per il rito ambrosiano il primo venerdì di Quaresima) e il Venerdì Santo. Però, siccome che siamo un Paese molto, come posso dire, "sensibile"??? all'influenza cattolica, per molti secoli il precetto di non mangiare carne il venerdì ha trovato applicazione nell'intero periodo della Quaresima, e anche oltre, spesso integrato al precetto del digiuno.
Vabbe', motivazioni religio-sociologiche a parte, a me sembra un'ottima abitudine, quella di mangiare il pesce almeno un giorno alla settimana e invidio chi, per ragioni geografiche, se ne può mangiare anche più spesso senza aver timore di consumare merce non proprio fresca. Comunque sia, tra venerdì e sabato il giretto al mercato coinvolge sempre i banchetti del pesce e se trovo qualche oratina pescata, non d'allevamento, cerco di approfittarne perché l'orata mi piace, più del branzino (e qui so che molti fini cultori del genere arricceranno il naso... pazienza! De gustibus?). E mi piace moolto l'orata al forno, in tutte le possibili variazioni del cartoccio. Questa, in particolare, mi piace perché il limone e il timo valorizzano la delicatezza delle carni.


Orata al forno



(per 2 persone)
2 orate
1 patata media
tanti rametti di timo!
1 limone
olio extravergine
sale

Eviscerate e squamate le orate, privandole anche delle branchie, quindi sciacquatele e fatele sgocciolare bene in uno scolapasta.

Sfogliate i tanti rametti di timo!, sbucciate gli spicchi d'aglio, pelate e affettate sottilmente le patate, poi, in una ciotolina, emulsionate 6 cucchiai di olio extravergine con il succo filtrato del limone.

Foderate con carta forno inumidita e strizzata una teglia, quindi disponete sul fondo uno strato sottile di patate, salate, spolverizzate con metà del timo e bagnate con qualche cucchiaino di emulsione.

Prendete i pesci, salateli leggermente all'interno e inserite nell'addome lo spicchio d'aglio, un bel po' di timo e qualche cucchiaino di emulsione, quindi sistemateli sul letto di patate, salate leggermente la superficie e irrorate con il resto dell'emulsione.

Coprite le orate con un altro foglio di carta forno e fatele cuocere a 180 °C per 30 minuti, poi eliminate il foglio di carta forno in superficie e passate sotto il grill per 6 minuti. Spegnete e lasciate riposare per qualche minuto prima di servire: impiattate le orate e ricopritele con le fette di patate.

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