venerdì 5 dicembre 2008

Questa è una storia semplice,

che inizia in cucina. Fuori fa un tempo che non si capisce, ininfluente comunque su quanto accade dentro, dall'esterno filtra una luce che non è né particolarmente accesa né particolarmente spenta, grigia. Al tavolo, di spalle, c'è una donna coi capelli rossi, raccolti con un mollettone, il grembiule bianco con il bordo bordeaux legato in vita, una gonna a quadri e delle calze di filanca spesse, perché è inverno. Al suo fianco c'è una bambina piccola seduta ad una sedia: i piedi non le arrivano per terra e la faccia sta poggiata sui gomiti. Guarda, annusa, aspetta paziente che la donna si allontani dal tavolo per rubare ciò che c'è nella ciotola davanti a lei... E nella ciotola che c'é?
Mi avvicino un altro po' e vedo che nella ciotola c'è una montagna di ricotta passata al setaccio. Ricotta vaccina, me accorgo dall'odore. E sopra la ricotta una bella grattata di scorza di limone, profumatissima anche questa e dello zucchero semolato. Al lato della ciotola un cucchiaio di legno col manico lungo. Guardo la bambina e le leggo negli occhi tutta l'ingordigia di chi sta aspettando per fare il colpaccio, paziente. Guardo la donna e vedo che controlla di avere tutti gli ingredienti per portare a termine il suo lavoro. Li conta con l'indice e si accorge che le manca qualcosa, si gira e va verso gli armadietti che ha alle spalle. A questo punto, la bambina con scatto felino e famelico allunga la manina destra e cerca di prelevare velocemente un po' di ricotta, non dal vertice, ma dalla base, per fare in modo che la donna non si accorga subito del furto, e poi – con quella stessa porzione di ricotta – cerca di raccogliere lo zucchero e la buccia di limone che cadendo si sono depositati lungo i bordi della ciotola, poi si caccia tutto in bocca, serra immediatamente le labbra e non mastica, aspetta che la ricotta si sciolga in bocca.
La donna si rigira, si riavvicina alla ciotola, ci guarda dentro e poi guarda la bambina: "Ancora? Ne hai preso ancora? Ma come te lo devo dire che questa è pesata giusta giusta per una torta? Se tu continui a rubarmi la ricotta, con che la faccio io 'sta torta di ricotta? La smetti? O la smetti e ti caccio dalla cucina..."
Io non parlo ma sto pensando che no – per favore! – non cacciarmi dalla cucina, prometto, giuro che non ne prendo più... è che questa roba ha un profumo e un sapore che non si può... ne ho preso solo un pochino, ma adesso – giuro! – non ne prendo più, però tu lasciamo qui a guardare...
E puff!, mi sveglio. Allora, capirete anche voi che quando uno fa un sogno così, non può non avere in testa perlomeno per le prime ore della giornata quella scena e quello che la scena comporta, rappresenta, riporta a galla: la torta di ricotta della mia mamma, che veniva preparata sempre secondo questo copione, fino a quando, poi, mia mamma s'incazzava davvero, prendeva il cucchiaio di legno e me lo sbatteva sulle cosciotte di pollo che mi ritrovavo, anche per colpa sua...
Questa torta è lei e, ancora oggi, quando la sforno mi si stringe il cuore che quel profumo, la mia torta, non l'avrà mai, ma è buona davvero ed è semplice, proprio come questa storia.


Torta di ricotta



225 g di ricotta vaccina piemontese (seirass)
4 cucchiai di zucchero
1 limone
3 uova
mezzo cucchiaio di acqua di fiori d'arancio
6 cucchiai di farina 00
mezza bustina di lievito

Passate al setaccio la ricotta e disponetela in una ciotola, grattugiatevi sopra la buccia di un limone ben lavato e asciugato, aggiungete lo zucchero e lavorate il tutto con un cucchiaio di legno fino a quando si formerà una crema soffice e senza grumi.
A questo punto, aggiungete le uova intere a temperatura ambiente, mescolate per amalgamre e profumate con l'acqua di fiorni d'arancio, quindi incorporate, un cucchiaio alla volta, anche la farina setacciata con il lievito.
Versate in uno stampo piccolo (io ho usato uno di quelli da charlotte, se usate uno tondo normale, che abbia un diametro massimo di 18 cm) ben imburrato e infarinato e fate cuocere a 170 °C per 50 minuti.
Spegnete e lasciate raffreddare nel forno. Prima di servire il dolce, scaldate a bagnomaria 1 cucchiaiata abbondante di marmellata di limone, di arancia o di mandarino e quando si sarà sciolta, stendetela sulla superficie del dolce con un pennello. Fate intiepidire e portate in tavola per accompagnare il vostro tè o caffè.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Mariuzza, mi dici a posto della marmellata di limone o arancia cosa posso metterci?? merci, baci! marilù

mariuzza ha detto...

Ciao Marilù,
la mia mamma ci metteva sopra, semplicemente dello zucchero a velo oppure, se vuoi renderla golosa e servirla a fine pasto la puoi coprire con una glassa di cioccolato fondente (100 g di cioccolato fondente e 1 cucchiaio raso di burro sciolti a bagnomaria). Io preferisco lo zucchero a velo perché il cioccolato tende a coprire il profumo di limone e d'arancia che c'è nell'impasto, ma il mix è comunque notevole.
Baci baci