domenica 1 febbraio 2009

Ops, c'è stato un misunderstanding...

Qualche anno fa, mentre lavoravo ad una guida che si è rivelata essere un vero e proprio "bagno di sangue", tra i mille compiti che avevo da svolgere, alla fine mi toccò anche quello di creare delle simpatiche cartine delle Regioni italiane dove, al posto delle città, comparissero i prodotti tipici del territorio. Devo dire che la progettazione e la realizzazione di quelle cartine è stata la parte più divertente del lavoro, perché mi ha permesso di scoprire moltissime golosità di cui ignoravo l'esistenza e – al tempo stesso – di parlare con folcloristici personaggi impiegati negli uffici predisposti della Regione che si trovavano, loro malgrado, ad essere depositari di saperi e materiale fotografico per me, purtroppo, di primaria importanza; alcuni miei ex colleghi ancora ricordano quelle telefonate. Due mesi da ricordare... senza dubbio.
Di tutti quei prodotti, vini, salumi, ortaggi e formaggi molto è stato perso, ma non so per quale strana ragione il raviggiolo è rimasto impigliato nella rete della mia memoria anche se non l'ho mai assaggiato, e così l'altro giorno, mentre cibovagavo al banco dei formaggi, l'ho subito notato: guarda guarda... il famoso raviggiolo della Romagna. Un formaggio fresco a pasta bianca e latte crudo che si produce, appunto, in Romagna e che già l'Artusi indicava come ingrediente fondamentale per la preparazione del ripieno dei cappelletti. Vuoi che Mariuzza, avendoselo trovato davanti così, su un bancone d'argento (hi hi hi!), non lo acquisti al volo? Certo che no, così lo compro e decido di assaggiarlo la sera stessa a cena. E qui 2 sorprese:
1. Non ho comprato il raviggiolo romagnolo, ma quello senese. No, scusi, c'è stato un misunderstanding... ma il raviggiolo lo fanno pure nel senese? Ma è lo stesso formaggio?
2. No, scusi, potrei cambiare...non mi piace molto. Cioè, ha la classica consistenza budinosa che io proprio... è più forte di me, la consistenza classica dei budini confezionati, che ti scivolano in bocca m'ha sempre fatto passare la fame e la gola... vorrei cambiare, si può?
Faccio qualche ricerca su Internet e scopro che il raviggiolo senese è di pecora e ha sapore dolce (e in effetti, non sa molto di pecora...): il latte viene riscaldato a 38 °C e poi viene arricchito con il caglio; quello romagnolo si fa più o meno allo stesso modo, ma preferibilmente con latte di vacca, e si conserva su foglie secche di felci, che facilitano la separazione del siero dal formaggio.
Vabbe', a 'sto punto forse non mi piacerebbe neppure quello romagnolo, ma adesso che ce l'ho... con questo senese che ci faccio?

La consistenza non m'ispirava a tentare di utilizzarlo per condire la pasta, andava aggiunto ad un composto che in seguito avrebbe cambiato stato... e allora, tanto vale... ci faccio un dolce! Il che conferma il detto: "l'occasione fa l'uomo ladro"... in questo caso, e per l'ennesima volta, ha fatto Mariuzza pasticcera.

Margherite soffici al raviggiolo



(per 6 dolcetti monoporzione)
1 raviggiolo (senese, romagnolo... as you want) da 250 g
2 uova
1 cucchiaio di zucchero semolato
1 cucchiaio di miele d'acacia
40 g di amaretti
1 cucchiaino di caffè solubile
mezza bustina di lievito
1 tazzina di liquore alle mandorle
farina 00 q.b.

Battete le uova intere con lo zucchero e il miele, quindi incorporate il raviggiolo e, gradualmente, farina setacciata con il lievito in quantità sufficiente ad ottenere un composto consistente ma morbido (lo ammetto: mi son dimenticata di pesare la farina, anche perché la consistenza del formaggio mi ha richiesto continui aggiustamenti. Mi sono fermata quando ho raggiunto la consistenza tipica dell'impasto di plumcake).

Aggiungete gli amaretti sbriciolati, il caffè e il liquore di mandorle. Amalgamate velocemente e distribuite l'impasto in 6 stampini monoporzione di silicone.
Cuocete nel forno ventilato a 150 °C per circa 50 minuti. Lasciate raffreddare e servite, se vi piace, con una spolverizzata di zucchero al velo.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ti segnalo la "rinomata" Sagra del Raviggiolo (esclusivamente romagnolo) in quel di Santa Sofia....

Claudio