lunedì 23 marzo 2009

In drift

Pur non avendo mai fatto un'immersione, in questo periodo mi sento trascinata in avanti da una invisibile e inarrestabile forza, contro la quale non si può resistere, forse solo scendere o salire, ma non andare in direzione diversa. Conviene, dicono i sub esperti, concentrare le proprie forze sulle vie di fuga, su come arrivare ai margini di quella corrente o – meglio – in superficie per sfuggire alla morsa. E fuori dall'acqua io credo viga lo stesso principio.
Chi per la prima volta mi parlò di drift, mi spiegò, infatti, che una volta provata in mare, quella sensazione ti accompagna anche sulla terraferma, diventa uno stato psichico riconoscibilissimo, e il tentativo di trovare un varco senza opporsi diventa un'abitudine portata avanti con uno sforzo faticoso, con i sensi sempre all'erta, la metis in continua ebollizione. Si tratta di una condizione comune in cui più forte emerge la nostra fragilità, l'incertezza della condizione umana. In drift, in corrente...
Oggi capisco meglio Armando anche se non sono mai stata sott'acqua, e pure io mi sento "in drift", presa da un gioco che ho innescato io stessa e che non so in quale luogo esistenziale mi porterà, perché geografico sì, ce l'ho un'idea... Ma non è facile tenere sotto controllo la coscienza di essere nel pieno della corrente, e quando questa si fa più forte e mi sembra che non ci sia più ossigeno, mi aiuta risfogliare i quadernetti riempiti con ricette prese qua e là, rubate, variate, ispirate da persone che vedrò sempre meno nella mia vita. Così, con le pagine piene di note, abbinamenti, suggerimenti, dove ogni segno grafico apre un ricordo, una finestra sul passato, mi sembra che la corrente si plachi e i polmoni tornino a riempirsi d'aria. Sfoglio, leggo, rivedo i volti di quelle persone, le mani che facilitano la comprensione dei pensieri, risento il loro modo, ciascuno unico, di trasferirmi i loro piccoli saperi, e penso a quelle nuove, di persone, a quelle che ancora non conosco e che spero mi regaleranno altre piccole storie, altri preziosi saperi.

Ma questi anicini qui stavano in una mezza pagina ingiallita e spiegazzata di uno dei primi quaderni che ho riempito con ricette, datato 1995; non so chi mi avesse dato dosi e procedimento, per quanto mi sia sforzata di ricordare non sono riuscita ad associare un nome, un momento. Proprio per questo che ho deciso di farli: omaggio alla massaia generosa e ignota, come il milite...

Siamo tutti in drift, prima o poi da qualche parte ci si ribecca.

Anicini



400 g di farina
160 g di zucchero
3 uova
40 g di mandorle sgusciate
1 cucchiaino di semini d'anica
1 tazzina di olio
1 tazzina di liquore d'anice
mezza bustina di lievito
1 pizzico di sale

In una ciotola battete le uova intere con lo zucchero fino a farle diventare spumose, quindi aggiungete il liquore, l'olio e i semini d'anice, mescolate bene poi incorporate le mandorle tritate grossolanamente e la farina con il lievito, fino a ottenere un composto liscio, morbido ma consistente.

Su una placca rivestita di carta da forno versate l'impasto formando due o tre filoncini. Pennelate la superficie con un altro po' di liquore e infornate a 180 °C. Cuocete per 35-40 minuti, quindi sfornate e lasciate raffreddare.
Con un coltello affilato tagliate a fettine i filoncini ottenuti, poi rimettete i biscottini in forno una seconda volta a 150 °C per 15 minuti. Conservate gli anicini in una scatola di latta e serviteli con una buona tazzina di caffè bollente.

2 commenti:

Erbaluce ha detto...

Buona la ricetta, bellissimo il post!
Capisco cosa intendi riguardo alla corrente..anche a me capita..però per me si acuiscono certi suoni..sento il bisogno di rilassare il corpo perchè segua il flusso della sua vita, per un attimo non più mia. Il rumore dello scorrere di questa cascata ogni tanto sembra potersi udire e allora il mondo, con i suoi rumori di tutti i giorni, sembra diventare così fragoroso, chiassoso..sembra che tutto urli per confondere il sentiero tracciato dal mormorio della corrente...

mariuzza ha detto...

Esatto... per un attimo senti la vita non più tua, ma facente parte di un sistema più forte, più grande. Però stranamente io non avverto rumori più fragrorosi, ma un silenzio profondo, abissale come immagino essere quello del mare; terrorizzante, eterno, salvifico. Per un attimo, poi si ricomincia...