sabato 18 settembre 2010

Anginetti

Gli anginetti sono dei taralli, o se preferite dei biscotti, di morbidezza variante e forma tonda, a pallina, o a ciambella, ma sempre e comunque glassati. Ne esistono molte versioni, che di solito sono prodotte in varie zone del sud, trovando anche un corrispettivo nei zuccherini montanari del bolognese. Più o meno morbidi, aromatizzati all'anice o al limone, gli anginetti costituiscono quindi un altro esempio di quanto nel nostro Paese le ricette s'intreccino, mischino e quasi fondano, soprattutto quando parliamo di pasticceria casereccia. Gli anginetti non li avevo pianificati, in questo pomeriggio di settembre, però mi sono improvvisamente ricordata che da qualche parte, in qualche scatola non ancora aperta, doveva esserci il prezioso vasetto di semini d'anice che mi aveva regalato mia zia lo scorso anno; e siccome non sono una fautrice di spezie e semini conservati a lungo, anche se in ottime condizioni, perché credo che perdano il loro profumo, mi sono detta che dovevo trovare un modo per farne fuori almeno un po'. Inizialmente avevo pensato a dei semplici biscotti all'anice, poi però, mentre sfogliavo uno dei miei quaderni, mi sono ritrovata davanti la ricetta degli anginetti. Ma sì, mi dico, tra l'altro questo mi dà modo di fare anche una glassa (la ricetta prevede il naspro, ma il procedimento originale è più lungo e non avevo in casa il glucosio, perciò il mio è un -tipo naspro), e magari di colorarla un po', visto che a fianco al vasetto di semini di anice stava quello di colorante alimentare blu comprato a Londra.
E così ho sfornato un bel po' di anginetti. Ah, una precisazione: la ricetta che avevo io era della zia di una paziente di mia zia (miracoli del passaparola culinario!) e devo dire che, rispetto ad altri anginetti provati su e giù per la Calabria, questa è partcolare: la pasta non è per niente dolce, è piuttosto la glassa che rende dolci questi anginetti. Se non amate la glassa, potete aumentare la dose di zucchero, diciamo almeno a 4 cucchiai, oppure mantenendo le dosi indicate qui, otterrete dei taralli semi morbidi all'anice, né dolci né salati. De gustibus...


Anginetti glassati








Ingredienti per circa 30 anginetti:

500 g di farina
3 uova
mezza bustina di lievito
1 cucchiaio di semini d'anice
50 g di olio d'oliva
100 g di latte
1 cucchiaio di zucchero

Per il naspro:
300 g di zucchero a velo
100 g di acqua
(colorante alimentare)

Su una spianatoia versate a fontana la farina con il lievito, quindi aggiungete nel centro lo zucchero, l'anice, l'olio, il latte e le uova sgusciate. Impastate velocemente con le mani e lavorate per almeno 10 minuti, fino a che la pasta sarà soda ed elastica. Dividete il panetto ottenuto in 5 porzioni e da ognuna ricavate dei cilindri, che poi dividerete in 4. Lavorate ogni pezzo ricavando dei cordoni lunghi 20 cm e di spessore omogeneo, quindi chiudete ogni cordone a ciambella o, come ho fatto io, sovrapponendo le due estremità del cordone e pressando leggermente nel centro. Disponete gli anginetti in una placca rivestita di carta forno e cuocete a 180 °C per 20 minuti.

Nel frattempo versate in una casseruola lo zucchero a velo con l'acqua e portate lentamente a bollore; mescolate spesso con un cucchiaio di legno fino a che, ad un certo punto, lo zucchero comincerà a schiumare. Lasciate sobbollire ancora fino a che la schiuma sarà sparita e spegnete solo quando, prelevando con la punta delle dita un goccia di glassa, allontanando poi le dita si formerà un filo.

Immergete gli anginetti nella glassa calda e lasciateli poi raffreddare su una gratella per dolci. Questi taralli si conservano a lungo in una scatola di latta.

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