domenica 10 ottobre 2010

Piovono polpette

Eh già, oggi piovono polpette anche se fuori non piove, anzi: c'è un bel sole tiepido. E proprio guardando fuori dalla finestra, mi sono ricordata di quando le polpette costituivano per me un divertente passatempo, soprattutto nei giorni umidi e lunghi dell'autunno: non so bene perché, però le polpette erano uno di quei piatti che si preparavano al pomeriggio, che prendevano l'intero pomeriggio, e che poi venivano proposti in tavola la sera o, meglio ancora, il giorno dopo. Ecco, diciamo una preparazione da sabato. Le brave bambine, quelle diligenti, il sabato pomeriggio facevano i compiti per il lunedì. Io, che sono sempre stata discola e abbastanza svogliata, il sabato pomeriggio non l'aprivo neanche il mio sussidiario, copertina gialla di plastica trasparente e abbondanti orecchiette. Mia madre ci provava sempre a farmelo aprire, ma io sbuffavo, cambiavo stanza, non ne volevo sapere, "c'è tempo", dicevo, "lo faccio domani". Ma se fuori pioveva, non potevo neppure uscire, così nei lunghi pomeriggi autunnali, o giocavo per i fatti miei o speravo che scattasse un'operazione in cucina. E se era l'operazione polpette, ero contenta davvero.
Sì perché le polpette implicavano prima di tutto l'utilizzo delle mani: c'era da impastare e modellare, formare palline che avessero tutte più o meno le stesse dimensioni, da adagiare in larghi piatti piani formando circonferenze concentriche. Una bella serie di anelli di palline, dal più grande al più piccolo. E poi c'era l'odore, quell'odore saporito di crudo, di pecorino, aglio e prezzemolo, c'era il pane da ammollare e strizzare, c'era l'uovo da rompere, c'era la salsa di pomodoro da mettere sul fuoco, stando attenti a che non si restringesse troppo, perché poi ci si dovevano immergere le polpette. Insomma, c'era un bel da fare, e così il pomeriggio uggioso passava. A volte le polpette si friggevano, ma in quel caso cambiava la forma, non erano più palline ma gocce, che stavano nel palmo di una mano. Le faceva così soprattutto mia nonna, mentre mia mamma me la ricordo di più intenta a modellare sfere, più o meno grandi a seconda che fossero destinate ad arricchire la pasta al forno o servite sole, come secondo. Erano tondi perfetti le polpette di mia madre, ne sono sicura. O forse no, ma il bello della memoria è che la modifica apportata, l'imprecisione non è immediatamente riscontrabile, a meno che non si tratti di un ricordo condiviso, perciò sì: erano tondi perfetti.
La goduria di quelle polpette al sugo era l'odore di buono che si spandeva per la casa, e il fatto che si potessero mangiare intingendo il pane, le fette di pane casereccio nella salsa. Uno di quei piatti che scaldano il cuore, oltre che lo stomaco.
Oggi che c'è il sole e sono reduce dalla mia full immersion palermitana, le polpette sono diventate di melanzane, senza carne perciò, senza aglio e senza prezzemolo, sono cotte in padella, né fritte né stufate, e vengono servite con una salsa improvvisata di pomodorini e semi di finocchio. Un esperimento, una variazione che mi sono regalata in onore al piatto, mantenendo intatto lo spirito con cui le faccio ogni volta.

Polpette di melanzane e basilico con pomodorini al finocchio




2 melanzane
500 g di pomodorini
20-25 foglie di basilico
pangrattato q.b.
1 uovo
100 g di ricotta vaccina
2 spicchi di aglio
1 cucchiaino di semi di finocchio
olio extravergine d'oliva
sale e pepe

Tagliate a cubetti piccoli le melanzane e cuocetele in una padella antiaderente con un filo d'olio extravergine e uno spicchio d'aglio in camicia fino a quando saranno morbide e si potranno schiacciare facilmente con una forchetta. A questo punto, trasferitele in una ciotola e lasciatele intiepidire.
A parte, in un'altra padella, scaldate 3 cucchiai di olio extravergine con uno spicchio d'aglio pelato, quindi aggiungete i pomodorini ben lavati e tagliati a metà. Coprite con il coperchio a fate cuocere a fuoco medio per 5-7 minuti prima di aggiungere un cucchiaino di semi di finocchio. Comtinuate a cuocere per altri 10 minuti, poi salate e unite anche un pizzico di zucchero. Eliminate il coperchio e lasciate asciugare la salsa per altri 10 minuti.
Mescolate le melanzane schiacciate con la ricotta, l'uovo intero, il basilico ben lavato e tritato a coltello, e tanto pangrattato quanto serve a ottenere un composto sodo, dal quale ricaverete le polpette, grandi quanto una noce.
Cuocetele nella stessa padella in cui avevate cotto le melanzane, senza aggiungere olio e facendole dorare bene.
Servite le polpette su un letto di salsa di pomodorini al finocchio.

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