domenica 26 giugno 2011

Kaki-age de' noartri

Ammazza quanto m'avete messo in difficoltà 'sta volta...
Il popolo dell'mtchallenge si confronta, questo mese, su una roba da niente: il fritto!!!!
Quella gran ragazzaccia eclettica e giramondo di Acquaviva ci porta tutti in Giappone e ci mette di fronte l'ardua prova del kaki-age, cioè il tempura delle casalinghe. Quando ho letto la mail di Alessandra ho pensato: noooo, il fritto no. Lo adoro, lo mangio poco ma molto volentieri, però non lo faccio quasi mai. Insomma, per me è una di quelle concessioni gastronomiche lussuriose da occasioni speciali, da regali e gratificazioni. Cibo-coccola peccaminoso da dosare con cura. Non credo sià così per i signori del sol levante... Tra l'altro – parliamoci chiaro – fare un buon fritto è arduo, o almeno per me lo è sempre stato. E farlo tentando di imitare la somma arte del tempura nipponico pareva essere proprio un'impresa!
Però, leggendo il bellissimo post d'Acquaviva, e tutti gli utili consigli e accorgimenti che generosamente ha offerto, mi sono appassionata a questo piatto popolare frutto della sapienza del riutilizzo. Ho lasciato sedimentare quanto leggevo, poi ci sono tornata su, poi ho letto qualche ricetta dei partecipanti e alla fine ho fatto una scelta: niente pesce miscelato a verdure, per me. Imitare l'armonia e la perfezione della fattura giapponese già è abbastanza complicato, ho preferito crearmi una mia versione, orientale ma non troppo, dove la carne si mischia alla verdura e alla frutta e dove il tentsuyu, la salsa da fritto, diventa agrodolce, ma agrodolce in stile occidentale.
Il mix congeniato, secondo me, non prevedeva il sale aromatizzato, così ho provveduto a insaporire solo la pastella.
Maretta, che mi osservava mentre tagliavo, mescolavo, cuocevo, frullavo e infine friggevo, era alquanto perplessa: passare da una domenica a base di gnocchi con ragù di salsiccia silana, a un'altra a base di kaki-age non è rassicurante per una calabrese doc, però alla fine ci siamo spazzolate le frittelline alla faccia dei 30 ° che ci avvolgevano e lei, pulendosi il muso col tovagliolo, ha così suggellato il pranzo: "però 'sti giapponesi... pensavo mangiassero solo pesce crudo...".
Io non ho fatto una piega, ho solo sorriso: precisare che probabilmente di giapponese in quel piatto c'era soltanto la pastella e, più o meno, la tecnica della frittura mi sembrava troppo, per una che già s'era fidata a provarle quelle strane frittelle di carne, frutta e verdura, accompagnate dalla salsina magica...


Kaki-age de' noartri (ovvero di maiale, mele, carote e zenzero con salsa agrodolce)






250 g di filetto di maiale
1 mela golden
3 carote
1 pezzo di zenzero
1 uovo
200 ml di acqua ghiacciata
125 g di farina 00
sale
olio di semi di girasole, per friggere

Per la salsa:
2 cipolle di tropea
1 ciuffo di prezzemolo
4 prugne secche
1 cucchiaio di zucchero
mezzo bicchiere di aceto
1 bicchiere di vino bianco
1 bicchiere d'acqua
sale e pepe
olio di oliva extravergine

Fate la pastella battendo l'uovo intero con l'acqua ghiacciata (ho seguito la procedura di Acquaviva, fedelmente). Poi incorporate la farina setacciata, un pizzico di sale e, quando sarà ben legata, fatela riposare in frigo per almeno 1 ora.
Pelate le cipolle, tagliatele sottili e mettetele in una padella antiaderente con il prezzemolo ben lavato e tritato a coltello, bagnate con 2 o 3 cucchiai d'olio e cuocete a fuoco lento per una decina di minuti, poi spolverizzate con lo zucchero, bagnate con l'aceto, il vino e l'acqua e proseguite la cottura per altri 15 minuti prima di unire le prugne secche a pezzettini. Cuocete per altri 20 minuti, regolate di sale e pepe, spegnete e frullate fino a ottenere una salsina fluida.

Sbucciate lo zenzero e tagliatelo a cubetti piccolissimi; raschiate le carote, sbucciate la mela e tagliate il tutto a cubetti un po' più grandi. Tagliate a cubetti anche il filetto. Disponete in una ciotola i 4 ingredienti, spolverizzate con un po' di farina, mescolate perché non si attacchino tra di loro e coprite con la pastella fredda da frigo. Amalgamate bene con un cucchiaio.

Scaldate in un wok abbondante olio (io non avevo quello di arachidi e ho utilizzato quello di semi di girasole). Quando sarà a temperatura (fate la prova con una goccia di pastella: se sprofonda fino a metà dell'olio e poi risale immediatamente, è pronto), versate le frittelle a cucchiaiate. Fate dorare uniformemente (diciamo che il mi ostile qui è stato poco niponico perché a me il fritto chiaro non piace molto...) e scolate su carta assorbente da cucina.
Servite le frittelluzze calde calde con abbondante salsina agrodolce tiepida.

4 commenti:

BARBARA ha detto...

Splendido titolo! Ottima ricetta!

alessandra (raravis) ha detto...

però, 'sta mariuzza!
scherzi a parte, complimenti anzitutto per la voglia di giocare e di confrontarti con una tecnica ostica come il fritto: per quanto acquaviva abbia vuotato il sacco di tutti i segreti per un'ottima frittura, friggere bene non è affatto facile. Stando alle foto (e al fatto che non sia avanzato niente) direi che la missione possa dirsi compiuta!
Grazie ancora per aver partecipato e buona domenica
ale

acquaviva ha detto...

sia il mix fritto che la salsina... che genialiate! Il tuo mix agrodolce mi piace da matti.

mariuzza ha detto...

be', a dire il vero 4 sono avanzate. E sono state prontamente surgelate perché sono troppo curiosa di fare quanto suggerisce Acquaviva, cioè scaldarle quasi tostandole e rigustarle con la salsa...